Benvenuti nel sito della Parrocchia di Galliate

Nell’ottavo appuntamento della nostra rubrica «Fra le righe», fra Paolo Pomella ci scrive da Verona per condividere una riflessione profonda sul senso del centenario francescano che stiamo vivendo.
L’eredità di san Francesco non è una memoria del passato da custodire con nostalgia, ma un «seme evangelico» vivo e dinamico, capace di continuare a germogliare oggi. Nel suo Testamento, il Santo di Assisi ci ricorda come la sua scelta di seguire Cristo sia nata dal farsi vicino agli ultimi e ai marginalizzati, dove ciò che prima sembrava amaro si è tramutato in dolcezza per l’anima e per il corpo.
Tra le pagine di questa lettera, fra Paolo ci invita a cogliere il cuore dell’esperienza francescana: una chiamata aperta a costruire una fraternità sincera, accogliere la pace e prenderci cura del prossimo e del creato, affrontando con coraggio e speranza le contraddizioni del mondo contemporaneo.
Buona lettura!
Di seguito il testo integrale della lettera:
Verona, 30/09/2026
Alla Parrocchia di Galliate,
in questo anno centenario, si è parlato molto di san Francesco, della sua vita, dei suoi scritti, e anche della sua eredità. L’eredità di san Francesco non risiede in un passato da custodire con nostalgia, ma, come ha scritto il nostro Ministro Generale nella sua ultima lettera, rappresenta un “seme evangelico” vivo e dinamico, capace di germogliare continuamente e di trasformare il presente.
Nel suo testamento, Francesco ci narra che il suo desiderio è stato quello di seguire le orme di Cristo povero e di vivere “secondo la forma del Santo Vangelo” (2Test). Questo desiderio nasce dall’incontro e dalla frequentazione dei lebbrosi fuori dalla città di Assisi. All’origine della conversione di Francesco non c’è un’sperienza religiosa di natura mistico/ascetica, ma un’esperienza di prossimità verso gli esclusi dalla società, verso gli ultimi. L’ncontro con gli ultimi, con i lebbrosi, con i poveri, unito alla preghiera, ha permesso a Francesco di vedere nei lebbrosi il volto del Crocifisso e di vedere nel volto del Crocifisso il volto dei lebbrosi. Questo è il cuore dell’esperienza che ha avuto a san Damiano: non un’investitura per una missione, ma il riconoscimento che quanto stava già vivendo con i lebbrosi era parte della sua vita profonda, del suo desiderio, della sua relazione con Cristo. Francesco apre il suo testamento riconoscendo che è stato il Signore ad operare nella sua vita: lui lo ha condotto tra gli ultimi del suo tempo. L’azione del Signore appare nella forma del riconoscimento che si tramuta in riconoscenza: ciò che gli sembrava amaro “fu tramutato in dolcezza di animo e di corpo”. L’eredità di Francesco si manifesta nell’esperienza della misericordia verso gli ultimi e i marginalizzati, nella costruzione di una fraternità circolare e priva di logiche di potere o di dominio, nella testimonianza disarmata della pace e del dialogo, e in un atteggiamento di cura sobria nei confronti del creato e del prossimo.
In quest’ottica, la celebrazione del transito di Francesco di questo ottavo centenario ci consegna una responsabilità per il futuro: l’eredità diventa una chiamata aperta ad affrontare con coraggio e speranza le ferite e le contraddizioni del mondo contemporaneo.
Paolo Pomella