Ci sono momenti in cui una testimonianza antica smette torna a diventare strada. In questo tempo di Giubileo francescano, a ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, la sua voce non risuona come eco lontana, ma come invito attuale, capace di parlare alle nostre comunità e alla vita concreta di ciascuno.
Francesco non ha lasciato solo immagini suggestive o pagine da ammirare. Ha lasciato un modo di vivere: essenziale, libero, responsabile. Un modo che non appartiene al passato, ma che può ancora prendere forma oggi, nelle scelte quotidiane, nei passi piccoli e grandi che siamo chiamati a compiere.
Questa nuova lettera “Fra le righe” nasce proprio da qui: dal desiderio di riscoprire una presenza che continua ad accompagnare il nostro cammino.
Buona lettura!
Busto Arsizio, 16/02/2026
A don Massimiliano e alla Parrocchia di Galliate,
con l’inizio del Giubileo francescano, che accompagna l’anniversario
degli ottocento anni della morte di Francesco, questo periodo è segnato
da numerosi incontri con diversi gruppi della città e del decanato di Busto Arsizio.Sabato mattina abbiamo vissuto il secondo incontro sulla vita di san Francesco,
affrontando il periodo che va dalla nascita della fraternità fino alla sua morte.
Questo ciclo di appuntamenti, che proponiamo nel nostro convento,
prende il nome di “Sabati francescani”
e desidera approfondire sia la vita di Francesco sia i suoi scritti.
Sabato 14 marzo inizieremo a riflettere sulle Regole e sui Testamenti da lui composti.Inoltre, diverse parrocchie ci hanno chiesto di proporre incontri sul Testamento di Francesco.
Si tratta dello scritto in cui egli fa sintesi della propria esperienza di vita:
dalla misericordia ricevuta attraverso l’incontro con i lebbrosi, alla fedeltà alla Chiesa,
fino alla richiesta di approvazione della Regola da parte di papa Innocenzo III.La vita di Francesco, tuttavia, non è l’unico tema che emerge dalle richieste che riceviamo.
Alcuni desiderano approfondire anche il suo stile originario.
Uno stile che non è semplice imitazione di Cristo,
ma una sequela che chiede l’assunzione responsabile delle proprie scelte.
Francesco intuisce che vivere in obbedienza,
senza nulla di proprio e nella castità è la strada per “seguire le orme di Cristo”,
come afferma esplicitamente nella Regola non bollata.La bellezza dell’esperienza di Francesco sta proprio in questo cammino di sequela:
una strada che coinvolge la libertà e la responsabilità di ciascuno.
Una strada che, in un certo senso, è sconosciuta anche a Dio stesso,
perché Egli non si pone al di sopra della libertà della persona,
ma si offre come terreno in cui può fiorire l’originalità di ognuno.Buon cammino!
Paolo Pomella


