È tempo di preparare la valigia! Mancano pochi giorni al decollo dell'aereo per la Malpensa e devo proprio iniziare a separare che cosa portarmi dietro per questo primo rientro in Italia. Più di un anno e mezzo di vita, di storie incrociate... Quasi 20.000 tra foto e filmati (per fortuna che esiste la tecnologia digitale!), centinaia di persone conosciute o appena incontrate, decine e decine di case visitate... Ricordi: davvero tanti, tantissimi! E non basteranno certo tre mesi per raccontarli tutti.
Sono emozionato, non lo nego: felice e triste allo stesso tempo; perché quasi naturalmente, in questi mesi, l'Uruguay è diventato un po' una mia seconda patria. Certo, sono ancora italiano al 100% e, pur avendo migliorato la grammatica, il mio accento ancora rivela le mie origini; sono ancora, sotto alcuni aspetti, l'invasore «del nord del mondo» che vuole imporre idee e stile di vita, schemi e tradizioni. Ho cercato di entrare in punta di piedi, di non fare rumore, di affiancarmi alla gente; ma dubito di esserci davvero riuscito.
Sono cose che si imparano con il tempo: è tutto molto chiaro quando frequenti i corsi di preparazione, ma poi, immancabilmente, quando ti trovi qui carico di entusiasmo e di risorse (in tutti i sensi), non farsi prendere la mano è davvero difficile. E allo stesso modo è difficile non sentirsi delusi quando i progetti non funzionano esattamente come si sperava.
Che progetti per questi mesi? Visitare amici e parenti (iniziando da Galliate, certo!), e raccontare. Raccontare, raccontare, avvicinare lembi di terre lontane, separate tra loro non solo dalle acque dell'oceano, ma anche da ritmi, culture, strutture di pensiero... Tessere nuovi arazzi con mescolando la lana uruguaya e quella italiana, sapendo che la meraviglia del ricamo l'ha già preparata il Signore!
don marco piola negri
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