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Ultimo aggiornamento: 11/10/2017
  
D. Marco

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CROCIFISSO

«Maestro, dove abiti?» è la domanda che due discepoli di Giovanni Battista pongono all’Agnello di Dio indicato loro dall’ultimo profeta dell’Antico Testamento. E a costoro Gesù propone di mettersi in cammino per seguirlo e «vedere» la sua dimora.
Analoga la domanda che io stessi posi al Signore, alcune settimane fa, mentre accompagnavo in una lunga notte di ospedale, un giovane in preda ad un forte ed improvviso attacco di panico, frutto di un passato fatto di insoddisfazioni, violenze e privazioni; di un presente opaco; di un futuro senza speranze… «Dove sei, stanotte? Devi dirmi dove sei…» Quanto è difficile sradicarsi dalla propria cultura! Cercavo affannosamente il voto di Cristo in un crocifisso appeso da qualche parte. Ma - ovvio! - non lo trovavo lì, nel pronto soccorso di un ospedale civico; non lo trovavo nei corridoi né nello stanzino degli infermieri; nessuna indicazione nella mappa per raggiungere una cappellina dove cercare conforto; né alcuno che portasse al collo una croce, per condividere un abbraccio di fede o perlomeno uno sguardo rassicurante…
«Non mi vedi?» Dimenticavo che il Signore lo avevo là al fianco, steso in quel lettino: nell’angoscia di un adolescente che non sapeva che cosa stesse passando nel suo corpo e nella sua mente, nello smarrimento di un vecchio «scaricato» dall’auto-ambulanza che lo aveva raccolto per strada in mezzo ai campi, senza identità, senza dimora, senza famiglia.
«Sono qui»: a volte i segni sono importanti, poter professare la propria fede anche attraverso un simbolo appeso alla parete è una grande libertà; ma quando tutto questo non c’è (anche questa è povertà), non significa che Dio non ci sia. C’era quella notte; e finalmente lo trovai! C’è e ci sarà sempre, anche se messo a tacere o occultato. E io lo seguo! Perché comunque la sua voce «la sento sempre»!

Don Marco

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