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Ultimo aggiornamento: 19/09/2017
  
D. Marco

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SAN LORENZO

Nuovo cielo, nuove stelle, qui nell’emisfero australe. Ma la notte del 10 agosto da questa parte del mondo perde il famoso fascino delle stelle cadenti. Ad altri eventi si affidano sogni e speranze.
E mentre tutti scrutano con apprensione le nubi nel cielo, memori della tempesta che circa un anno fa si abbatté con ferocia su queste terre, neppure io posso imbrigliare la memoria: mente e cuore corrono nel tempo e nello spazio… Otto anni, circa quattrocento chilometri. Ma le distanze si annullano. Ora come allora, in Uruguay; ora come allora, «solo» in mezzo alla gente. Ora come allora, entusiasta dell’esperienza ecclesiale e grato a Dio per la mia vocazione.
Ma nel ’98, ospite della comunità del Chuy, lo spegnersi di una stella il 10 agosto non fu un sogno, bensì una tempesta che mi sconvolse vita e anima: nel piccolo, caldo cielo della famiglia, san Lorenzo accolse l’improvvisa caduta dell’amato e amante astro e se non poté aiutare Laura a rialzarsi dalla spiaggia, la sollevò direttamente al suo “nuovo” cielo; dall’abbraccio umido di lacrime dei suoi cari, vicini e lontani, la affidò all’abbraccio caldo e sorridente di Dio.
Non posso ancora (e forse mai potrò… né vorrò…) ringraziare il Signore per questa assenza, perché il suo vuoto nessuno mai lo potrà colmare, per nessuno della nostra famiglia. Ma lo ringrazio, questo sì, perché non ha mai smesso, neppure per un attimo, di sorridere, con Laura al suo fianco, mentre stendeva, ancora stende e – ne sono certo – sempre stenderà la sua mano benedicente su ciascuno di noi.
Alla vergine Maria, divina madre assunta in cielo, affidai allora il mio discernimento, le paure e le certezze, i dubbi ed il coraggio, ogni nuovo passo del mio cammino; e con lo sguardo triste e offuscato dall’inevitabile pianto, continuai ad allestire, per lei e per i cari amici della cittadina della frontiera uruguayo-brasiliana, la cappella per l’imminente festa patronale.
E se oggi sono qui, proprio qui e proprio ora, a scrivere queste righe (anche se – non lo nego – una piccola parte di me il 10 agosto non era «esattamente» qui), lo devo a Lei, tenera mamma, e alla sua semplice e affettuosa, nuova compagna di cielo, amata figlia, sorella, mamma, zia, madrina, sposa, nuora, amica, maestra e catechista, sempre tra mille difficoltà, ma con inimitabile spirito di sacrificio e di servizio.


Don Marco

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